Uso antibiotici: maneggiare con cura

17 Novembre 2015 / 
Massimo Valente / 

Troppi antibiotici, un uso spropositato. Non lo dico io, ma lo dice l’Organizzazione Mondiale della Salute che ha dovuto indire una campagna lunga una settimana per lanciare l’allarme: ”Antibiotics: Handle with care”, che tradotto in italiano significa ”Antibiotici: maneggiare con cura”.

Dal 16 al 22 novembre l’uso consapevole dell’antibiotico è al centro della battaglia che vuole generare una presa di coscienza globale del problema perché – come dichiarava l’anno scorso il direttore generale del WHO, Dr. Margaret Chan – “la resistenza antimicrobica non è una minaccia futura che si profila all’orizzonte, ma è qui in questo momento con conseguenze devastanti”.

Come riportiamo sul sito Tuttosteopatia.it, l’uso eccessivo di antibiotici rende immuni dall’efficacia degli stessi a causa dell’aumento della resistenza antimicrobica che in futuro renderà difficile la cura di infezioni batteriche comuni, per le quali gli antibiotici non saranno più sufficienti.

Uso Antibiotici: le campagne in Italia

In Italia Campania, Puglia e Sicilia totalizzano il 60% dell’intero “eccesso” nazionale di consumo. Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite diverse campagne di sensibilizzazione che hanno sempre puntato al consumo extra dell’antibiotico, che – vogliamo sottolineare noi – non si assume mai in maniera preventiva. Nel 2010 l’Agenzia italiana per il farmaco e l’Istituto superiore di sanità rivolgendosi a medici e cittadini dicevano: ”Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela”.

Ma la cosa più importante da sapere è che sono i batteri buoni che controllano quelli cattivi. Dobbiamo assolutamente mantenere un buon livello di batteri, questo non significa quindi che dobbiamo uccidere i batteri, anzi: dobbiamo proteggerli e crearne di nuovi. Come? Mangiando prebiotici (prevalentemente frutta e verdura cruda), e integrando – solo se necessario – con probioteci. Torneremo con un approfondimento, perché voglio spiegare per bene come funziona la flora intestinale.

In America, e da poco anche in Italia, nei casi estremi di disbiosi intestinale come per esempio l’infezione da Clostridium Difficile, si fa il trapianto di feci. Pensate che negli Stati Uniti ottieni addirittura 40 dollari se doni la tua cacca alla banca dati che si occupa di purificare i campioni di feci.

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